Audience development a chi?

Abbiamo sentito e letto tante volte, forse troppe, che il teatro è in crisi, che mancano i fondi, che la situazione è drammatica, che non ci sono spazi, che quelli che ci sono chiudono o rischiano di chiudere, che i giovani autori, attori e maestranze sono mal pagate, o peggio, non pagate, che chi ha ruoli di responsabilità non rischia, che le idee non circolano, che non si fa rete, che il sistema è malato.

Tutto (forse) vero, ma noi continuiamo a credere che senza pubblico – prima di tutto – non c’è teatro. Nonostante tutto noi ci siamo, andiamo a teatro insieme, ci formiamo ed educhiamo insieme, in un convivio di spettatori che prima di tutto sono cittadini.

Una definizione “ufficiale” a proposito dell’audience development recita: […]“La definizione suggerisce di ampliare e diversificare il pubblico: non si tratta, quindi, soltanto di rivolgersi al pubblico “fidelizzato”, ma anche di raggiungere pubblico nuovo, diverso, facendo i conti anche con le barriere economiche, sociali, psicologiche e fisiche. L’AD richiede tempo, proprio per questo viene definito spesso un “processo” pianificato, continuativo e, soprattutto, lungo.”

Casa dello Spettatore lo fa da sempre, con un suo modo, prima e al di là della definizione, continuando a portare persone, cittadini e spettatori, “al Teatro”per aumentare la consapevolezza e l’educazione degli spettatori a questa forma d’arte e non per moltiplicare o “fidelizzare” i clienti, di qualche o di un teatro.

Come dire? Un “processo” pianificato, continuativo e, soprattutto, lungo.


C’è una mappa: teatro per teatro, spettacolo per spettacolo: spazi e opere incontrate (e ancora da incontrare) con i Percorsi di visione di Casa dello Spettatore, fatevi un giro…

P.S. A fine stagione vi aggiorneremo con i numeri…che tanto vi piacciono.


 

Annunci