Dialogo con gli antichi – Il ciclope

L’ ultimo appuntamento del percorso di visione “Dialogo con gli antichi” è con Il ciclope, al Teatro Arcobaleno Martedì 9 maggio 2017 alle 21:00


N.B. Ogni appuntamento dei percorsi di visione della Casa dello Spettatore prevede un incontro preliminare e successivo alla visione, con relativi documenti di ricerca e un biglietto ridotto riservato solo a quanti si iscrivono e partecipano agli incontri.

• INFORMAZIONI E ADESIONI •
casadellospettatore@gmail.com


Martedì 9 maggio 2017 alle 21:00
Teatro Arcobaleno – Via Francesco Redi, 1
IL CICLOPE
di Euripide
Traduzione Luigi Pirandello

Note
L’episodio messo in scena in questo Ciclope di Euripide è forse il più celebre del poema omerico, e il più ricco di fascino. Odisseo vi si scontra con il fantasma della forza bruta e selvaggia. Ma la sua rielaborazione in forma di dramma satiresco, conduce la storia su un altro piano. Con la mediazione farsesca di Sileno e del coro di satiri lo scontro tra Odisseo e il Ciclope perde le connotazioni angosciose e metafisiche del racconto omerico e si trasforma in satira politica sull’uso della forza. Spira in questo testo un’aria moderna e familiare. I repentini cambi di genere, dal comico, al tragico, al farsesco, il continuo gioco di citazione e parodia e il raffinato gioco di differenti registri linguistici che caratterizzano quest’opera la rendono curiosamente consimile a noi e alla deflagrazione novecentesca dei codici. Su questa curiosa “aria di famiglia” si centra una messa in scena epica ed espressionista, un apologodi sapore brechtiano, volto a rivelare una lettura consapevolmente politica delle vicende di Odisseo e del Ciclope.

NOTE DI REGIA
I tre protagonisti sembrano incarnare le tre possibilità fondamentali della dialettica politica dei rapporti di forza: il tiranno, l’eroe ribelle, e la zona grigia. Da un lato il potere del Ciclope, tirannico in senso moderno, fondato unicamente sulla forza e sull’aperto rifiuto di qualunque limite o norma superiore a se stessa. (“La forza è il vero dio, il resto non sono che chiacchiere e belle parole”).
Di fronte a questo potere si trova l’eroe Odisseo, che invece di fuggire o sottomettersi decide di affrontarlo faccia a faccia, per non perdere la sua dignità (” Non scapperò! Se bisogna morire, morirò da prode, o da vivo serberò l’antica fama”). La sua ribellione ha l’effetto di svelarne definitivamente il lato empio, la sua natura di forza bruta. Di fronte all’appello alla pietà e alla giustizia di Odisseo, e all’opportunismo del Sileno, il Ciclope si trova a dover argomentare la sua prevaricazione, e il dibattito sembra parodiare il celebre discorso ai Meli di Tucidide in esergo. “Nessuno è mai scampato” dalle maglie di questo potere, minacciano i satiri sottomessi, ma proprio Nessuno/Odisseo sarà colui che ne romperà le maglie. E infine Sileno, la “zona grigia” del potere, sottomesso eppure complice, la novità che trasforma l’epos omerico in una satira politica. Sileno si lamenta del giogo che l’opprime, ne percepisce perfettamente la natura brutale e ingiusta, ne vagheggia persino una fuga e un ritorno ad altre età dell’oro. Eppure non esita a scendere a patti con questo potere, ad approfittarsene quando gli serve, a specularne i beni per proprio tornaconto, salvo poi scaricare la colpa sull’ignaro Odisseo, e a trasformarsi facilmente da vittima in aguzzino, pur di salvare i suoi piccoli privilegi. Anche i satiri, che più giovani e meno coinvolti sembrerebbero più propensi alla ribellione, al momento fatale lasceranno solo l’eroe al momento dello scontro. Ma il destino naturalmente assisterà Odisseo. Il ciclope viene sconfitto, il cerchio è chiuso e il popolo dei satiri, perdonato della sua pavidità, si imbarca con Odisseo per ritrovare con lui la via di casa. Solo Sileno il collaborazionista, il più compromesso con il potere tirannico, resterà ingloriosamente nell’isola come cinedo del mostruoso Ciclope.

Dalle Note di Andrea Camilleri sulla Traduzione di Pirandello:
“Nella sua meravigliosa traduzione del Ciclope di Euripide, Pirandello fa un’operazione strepitosa che è quella di usare due livelli di lingua: uno è il livello contadino del Ciclope, presentato proprio come un massaro: “Chiove, figlio mio; me ne fotto”. E l’altro è il linguaggio di Ulisse, che ha viaggiato, ha fatto il militare a Cuneo come direbbe Totò, e quindi parla così: “Scussate, non vorrei distrubbare ma…”. Ecco: questa è stata una lezione per me fortissima; in sostanza, Catarella ha fatto il militare a Cuneo..”

  • Regia: Francesco Polizzi
  • Con: Roberto D’Alessandro, Francesco Polizzi, Giancarlo Commare e con Elena Chiavetta, Deborah Di Francesco, Alfredo Giordano, Giovanni Sicurello, Roberto Luongo, Simone Meschini, Giuseppe Palazzolo
  • Scene e Costumi: Giuseppe Santilli
  • Musiche: Franco Accascina

DIALOGO CON GLI ANTICHI
a cura di Roberta Ortolano

Il dialogo con il teatro antico sarà centrato sulla trasposizione di generi letterari: dall’epica, dal dramma satiresco, da altre forme narrative moderne al teatro contemporaneo. Tre spettacoli per rivisitare la celebre storia del ritorno di Odisseo dalla guerra di Troia a Itaca e del suo viaggio avventuroso.

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