Roma & dintorni – Chi ha paura di Virginia Woolf?

L’ultimo appuntamento del percorso di visione “Roma & dintorni” è con Chi ha paura di Virginia Woolf?,  al Teatro Vascello Venerdì 12 maggio 2017 alle 21:00


N.B. Ogni appuntamento dei percorsi di visione della Casa dello Spettatore prevede un incontro preliminare e successivo alla visione, con relativi documenti di ricerca e un biglietto ridotto riservato solo a quanti si iscrivono e partecipano agli incontri.

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casadellospettatore@gmail.com


Venerdì 12 maggio 2017 ore 21:00
CHI HA PAURA DI VIRGINIA WOOLF?
di Edward Albee
Teatro Vascello – Via Giacinto Carini, 78

Martha e George sono una coppia di mezza età che ha invitato a casa Honey e Nick, due giovani sposi che hanno appena conosciuto. In un vorticoso crescendo di dialoghi serrati, con la complicità della notte e dell’alcool, il quartetto si addentra in una sorta di gioco della verità che svela le reciproche fragilità individuali e di coppia. Il risultato della serata è un gioco al massacro, una sfida collettiva alla distruzione di sé e degli altri, che rende ogni personaggio, allo stesso tempo, vittima e carnefice.

Il testo Chi ha paura di Virginia Woolf? credo sia una potente macchina attoriale, cioè penso che esista fortemente in funzione del teatro. Come certa drammaturgia contemporanea, penso a Spregelburd per esempio, non è tanto nella sua lettura che si coglie la vera qualità della scrittura, ma nella incarnazione umorale e psicologica che avviene, quando si incomincia a lavorare con gli attori. Un teatro che usa un linguaggio naturalistico, ma che non si preclude una possibilità più astratta, anzi direi che la sottende. Già il basso continuo dato dallo stato di alterazione alcolica presuppone una forma di recitazione sporca. Come anche invita verso una estremizzazione la valenza fortemente simbolica dei quattro personaggi, con la coppia più giovane specchio e parodia di quella più anziana, accomunate da un problema di genitorialità. Un testo bulimico ed estremo, sismico, che mi ha fatto pensare ad una scena smossa essa stessa, sconnessa, che ti scivola sotto i piedi. Una scena che va in pezzi, si spezza, crolla, come il nostro Occidente incapace di uscire da se stesso e vedere il mondo. Il tutto a ritmo di batteria, colpi su colpi.

Il testo di Albee è una spietata riflessione sulla nostra cultura, sul nostro egocentrismo, sul nostro cinismo, e sull’amore. Come in un gioco al massacro, come in un interrogatorio o in una tortura, siamo in un stanza, un salotto, in una notte di sabato, dove pian piano si dà inizio ad un sacrificio, un esorcismo. Giocando e recitando ci si trova davanti alla propria distruzione, allo stato di noia che nasce dopo la perversione, a quel non sapere più cosa fare dopo aver fatto fuori tutto. Nel distruggere l’altro si distrugge se stessi, e poi ci si trova soli con l’altro, due solitudini a confronto, senza più difese, senza più riti che ci proteggono, senza più teorie analitiche che ci consolano; soli e spaventati da tutto quello che la nostra mente non ci voleva far vedere. Soli davanti alle proprie paure, come un bambino nel bosco, o di notte con i propri incubi. E poi, forse, quando sta per nascere l’alba, immaginare di potersi prendere cura di sé, e dell’altro, con dolcezza e morbidezza.
Arturo Cirillo:

  • Traduzione Ettore Capriolo
  • Con: Milvia Marigliano, Arturo Cirillo, Valentina Picello, Edoardo Ribatto
  • Scene: Dario Gessati
  • Costumi: Gianluca Falaschi
  • Luci: Mario Loprevite
  • Regia: Arturo Cirillo
  • Produzione: Tieffe Teatro Milano

    ROMA & DINTORNI
    a cura di Alessandra Zibellini Fortuna

    Nato per un gruppo di vivaci spettatori residenti nella Valle dell’Aniene, questo percorso di visione, seguito ormai anche da molti romani, ha il fine di avvicinare il pubblico al linguaggio teatrale nella pluralità di stili, di generi e di forme in cui esso si esprime, analizzando i diversi elementi che lo compongono nonché i temi e i contenuti ad esso sottesi.

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